How to make the most of a five-generation workforce - I by IMD

Five generations are now working cheek by jowl for the first time in history. Each generation is defined not just by when it was born, but by the major events that unfolded during its formative years. Broadly speaking, that means five generations: Baby Boomers (1946-65), Generation X (1966-80), Millennials (1981-96), Generation Z (1997-2010), and Generation Alpha (2011 onwards). Robins argues that the leadership mindset through which we look at this is mission-critical – less as a problem for business leaders to solve, but as an opportunity.Leggi l'articolo completo su imd.org
Il tema delle cinque generazioni compresenti in azienda non è una questione statistica, ma una sfida di trasformazione culturale profonda. L'articolo evidenzia come il conflitto generazionale sia spesso un costrutto narrativo alimentato da 'etichette pigre' che i leader devono superare per sbloccare performance collettive.
Applicando il framework di Schein, il problema risiede negli assunti taciti che le diverse coorti nutrono l'una verso l'altra (es. Boomers visti come compiacenti, Gen Z come volatili). Se i valori dichiarati dell'azienda parlano di inclusione, ma gli artefatti (come i sistemi di performance che premiano solo l'individuo e non la collaborazione intergenerazionale) restano ancorati a vecchi modelli, il GAP tra strategia e comportamenti diventa incolmabile.
Per un leader GapEvo, l'integrazione di queste generazioni richiede un approccio di Elicitation: far emergere le diverse prospettive (attraverso strumenti come le Shadow Boards di cui parla l'articolo) per poi procedere a una Elaboration che trasformi la diversità in vantaggio decisionale. La transizione da una cultura 'know-it-all' a una 'learn-it-all' (come il caso Microsoft citato) è il cuore del cambiamento della leadership evolutiva. Il suggerimento di mutare l'approccio dei family business — ragionando in decenni e non in anni — è fondamentale per garantire che la trasformazione non sia un aggiustamento tattico, ma un'evoluzione strutturale dell'organizzazione.



